La Storia

La storia

Da 160 terra del metodo classico, da due secoli del Pinot nero, da sempre del buon vino.

L’antichità

Nel I millennio a.C. l’Oltrepò Pavese era abitato da popolazioni celto-liguri, frammentate in tribù autonome insediate nelle vallate appenniniche, che resero lenta e complessa la conquista romana avviata nel III sec. a.C.

I Romani fondarono colonie strategiche come Placentia, Derthona, Clastidium e Iria; in età imperiale il territorio risultava diviso tra Aemilia e Liguria, con una tradizione vitivinicola già precedente alla romanizzazione.

Dopo le invasioni barbariche, nel primo Medioevo l’Oltrepò entrò nell’orbita del regno longobardo, con Pavia come centro politico di riferimento.

Il Medioevo

Nel Medioevo il territorio fu controllato da grandi monasteri di fondazione regia, ma venne presto inglobato nei vasti possedimenti dell’Abbazia di Bobbio, che sotto l’abate Attala acquisì enorme prestigio politico e culturale.

L’Abbazia di Bobbio ebbe un ruolo decisivo nello sviluppo della frutticoltura e della viticoltura; l’esperienza borgognona di San Colombano influenzò profondamente le pratiche agricole locali.

Dopo la conquista franca emersero gli Obertenghi, dai quali nacquero importanti dinastie europee; in Oltrepò si affermarono i Malaspina, promotori di castelli e abbazie, tra cui Sant’Alberto di Butrio, luogo carico di arte e leggenda.

La nascita dell’Ultrapadum Ticinensis

Dal XII secolo il controllo di Pavia sull’Oltrepò si consolidò definitivamente, affiancandosi alle dinastie locali grazie anche al sostegno di Federico Barbarossa, che nel 1164 confermò i feudi malaspiniani e ampliò i diritti pavesi.

Da questa fase nacque il nucleo del futuro Principato di Pavia, legato al Ducato di Milano.

Il territorio dell’Ultrapadum Ticinensis risultava diviso in due aree:

  • l’Oltrepò vitivinicolo centrale
  • le giurisdizioni separate, dominate da feudi laici ed ecclesiastici, soprattutto nelle zone occidentali e montane.

L’antico Piemonte

L’assetto territoriale restò invariato fino al 1743, quando il Trattato di Worms separò l’Oltrepò dal Principato di Pavia, assegnandolo ai Savoia e avviando la stagione dell’Antico Piemonte.

La nuova divisione generò tensioni commerciali, soprattutto sul vino, penalizzato dai dazi tra area lombarda e piemontese, a conferma del ruolo economico centrale dell’Oltrepò.

In età moderna si affermò la viticoltura intensiva e nell’Ottocento arrivò il Pinot nero, che arricchì un patrimonio ampelografico già molto ampio.

La viticoltura moderna e l’arrivo del Pinot nero

A metà Ottocento i conti Gancia e Vistarino viaggiarono in Champagne e Borgogna per studiare la vitivinicoltura francese, tornando con barbatelle di Pinot nero piantate a Rocca de’ Giorgi. In quegli anni di grande fermento, Gancia realizzò nel 1850 il primo metodo classico italiano, utilizzando proprio il Pinot nero del conte Vistarino. Nel 1865 Augusto Giorgi di Vistarino diede vita al suo metodo classico: il primo blanc de noirs dell’Oltrepò Pavese. Da qui prende avvio la storia del grande vino oltrepadano.viaggiarono in Champagne e Borgogna per studiare la vitivinicoltura francese, tornando con barbatelle di Pinot nero piantate a Rocca de’ Giorgi. In quegli anni di grande fermento, Gancia realizzò nel 1850 il primo metodo classico italiano, utilizzando proprio il Pinot nero del conte Vistarino. Nel 1865 Augusto Giorgi di Vistarino diede vita al suo metodo classico: il primo blanc de noirs dell’Oltrepò Pavese. Da qui prende avvio la storia del grande vino oltrepadano.

1886

Lo “champagne” Montelio è impiegato per il varo della motonave Vesuvio;

1905

Viene fondata La Versa (nome iconico del metodo classico italiano);

1907

Nasce SVIC (Società Vinicola Italiana Casteggio), che appena cinque anni dopo, nel 1912, pubblicizza i propri vini con un grande manifesto pubblicitario ai piedi della Statua della Libertà, a New York;

1951

Un metodo classico La Versa vince il primo premio e la medaglia d’oro al Concorso enologico di Asti;

1970

Viene riconosciuta la prima DOC Oltrepò Pavese;

1977

Nasce il Consorzio per la tutale dei vini dell’Oltrepò Pavese;

1984

Nasce l’Associazione dei Produttori del Classese;

2007

Si arriva al riconoscimento della DOCG Oltrepò Pavese per il metodo classico.

2025

2025 il Consorzio adotta un nuovo Statuto innovativo e promulga il rinnovato disciplinare della DOCG, reintroducendo anche la menzione Classese;

Una lunga storia, che mostra il rapporto simbiotico tra vino e territorio, che trova spazio anche nella lista delle migliori annate del decennio, pubblicata nel 1969 dalla UIV (Unione Italiana Vini): l’Oltrepò Pavese da solo (appena un terzo di una provincia) contava ben sette denominazioni, più di alcune regioni italiane nella loro interezza.